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		<title>Il giorno che diventai un terrorista</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 17:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>devicerandom</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Aggiornamento: Io e il prof.Ichino ci siamo scritti e ha accettato di incontrarmi in futuro. Vi rendo ufficialmente noto che sono un pericoloso terrorista: per la precisione sono ormai ufficialmente un viscido simpatizzante delle Brigate Rosse. Immagino che in questo momento la DIGOS mi tenga sotto controllo, che la mia email sia letta da qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A<em>ggiornamento: Io e il prof.Ichino ci siamo scritti e ha accettato di incontrarmi in futuro.</em></p>
<p>Vi rendo ufficialmente noto che sono un pericoloso terrorista: per la precisione sono ormai ufficialmente un viscido simpatizzante delle <strong>Brigate Rosse</strong>. Immagino che in questo momento la DIGOS mi tenga sotto controllo, che la mia email sia letta da qualche annoiato maresciallo e che magari verranno a farmi delle domande. Oltre a beccarmi la probabile inorridita e isterica telefonata di mia madre (che vota centrodestra). Vi conviene togliermi dalle amicizie sui social network.</p>
<p><a href="http://blog.devicerandom.org/?attachment_id=398" rel="attachment wp-att-398"><img class="alignnone size-full wp-image-398" title="lupo" src="http://blog.devicerandom.org/wp-content/uploads/2012/07/lupo.gif" alt="" width="640" height="388" /></a></p>
<p>Andiamo con calma. Il tutto inizia una decina di giorni fa quando su Facebook commentai incazzato l&#8217;infelice uscita della Fornero secondo la quale &#8220;<a href="http://www.corriere.it/economia/12_giugno_27/riforma-lavoro-intervista-fornero-wall-street-journal_0ea5016e-c048-11e1-9409-cd08fce6f4b9.shtml">il lavoro non è un diritto</a>&#8221; con la frase &#8220;<em>qui non bastano neanche più le brigate rosse</em>&#8221; o qualcosa del genere. Una boutade di cattivo gusto? Può darsi, del resto io non ho mai avuto una passione per il &#8220;buon gusto&#8221; in sè: preferisco guardare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=2N3dI-j6enA"><em>Family Guy</em></a> piuttosto che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=XqstuSRIRK8&amp;feature=related"><em>The Brady Bunch</em></a>. Oh, sono uno che ride leggendo <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scienza_e_tecnologia/4chan-anarchia/4chan-anarchia/4chan-anarchia.html">4chan</a>, che ve devo dì?</p>
<p>Ma un paio dei miei compari politically correct di FB si ritirano inorriditi di fronte a cotanta protervia, e uno di loro va a commentare <a href="http://www.imille.org/2012/06/il-lavoro-e-diritto-ma-una-liberta/comment-page-1/">questo post sul sito de I Mille</a> citandomi indirettamente. Al che intervengo per rivendicare che, sì, c&#8217;è un motivo per cui ho detto quello, e tiro in ballo anche i giuslavoristi che cercano di modificare il diritto del lavoro in Italia, come Pietro Ichino. Il quale, si sa, è stato (e forse è tuttora) bersaglio delle cosiddette &#8220;Nuove BR&#8221; in Italia. Uuuh, cortocircuito!</p>
<p>Ora, sia chiaro, <strong>non voglio davvero i terroristi.</strong> Nessuna persona sana di cervello vuole le BR di nuovo per le strade: neanche gli estremisti di sinistra, perchè sanno che il terrorismo è <em>controproducente</em>. Quindi anche se non avessi nessun motivo <em>etico</em> per essere contro il terrorismo (sia chiaro anche questo: <strong>ce l&#8217;ho</strong>, visto che sono contro la pena di morte), ci sarebbero parecchi motivi <em>pragmatici</em>. Chiaro marescià? Chiaro mamma? Nessuno vuole i terroristi.</p>
<p>Chiarito questo al maresciallo e alla mamma, possiamo andare avanti. Ho scritto in modo pacato come la penso in <a href="http://www.imille.org/2012/06/il-lavoro-e-diritto-ma-una-liberta/comment-page-1/#li-comment-19259">questo commento</a>, e nei seguenti. Vi supplico di leggere il thread: che siate d&#8217;accordo con me oppure no, serve a capire quanto segue.</p>
<p>Segue, ovvero, che in un&#8217;ondata di indignazione mi rispondono con pubblici post (non commenti: post) in due: <a href="http://www.imille.org/2012/07/ichino-va-fermato-la-sinistra-italiana-la-solitudine-dei-riformisti/">da un lato il direttore de <em>I Mille</em></a>, Raoul Minetti. Dall&#8217;altro, <em>incredibile dictu</em>, <a href="http://www.pietroichino.it/?p=22182">lo stesso dottor Pietro Ichino.</a></p>
<p>Possiamo liquidare rapidamente Minetti, il quale non sviluppa nessun argomento, se non dicharare che per qualche misterioso motivo gli oppositori di Ichino gli fanno <em>&#8220;gelare il sangue&#8221;</em> qualora essi dichiarino chiaro e tondo quello che un bel po&#8217; di persone pensano (ovvero che Ichino, come un altro ha detto, <em>&#8220;fa il gioco dei padroni&#8221;</em>). Non si capisce perchè, non si capisce percome: così è, e povero Minetti che ha tanta paura (di cosa? forse -mia personalissima ipotesi- del fatto che tutti coloro che non sono d&#8217;accordo con Ichino e temono i suoi progetti di riforma siano dei pericolosi e folli terroristi? Bell&#8217;esempio di &#8220;tutta l&#8217;erba un fascio&#8221;)</p>
<p>La risposta di Ichino invece merita una contro-risposta, non foss&#8217;altro che per la indubbia notorietà del personaggio.</p>
<p>Innanzitutto Ichino -va detto a suo merito- riporta quasi tutto il mio commento (e non solo l&#8217;ultimo pezzo come fa, decontestualizzando, Raoul Minetti). Commento che riporta delle argomentazioni (magari del tutto sballate e balzane, eh). Alle quali però Ichino si guarda benissimo dal rispondere. Mentre invece inizia con:</p>
<blockquote><p><em>Ma perché Massimo Sandal non prova a confrontarsi, una per una, con queste mie idee tanto da lui aborrite?</em></p></blockquote>
<p><em></em>Beh, caro dott.Ichino, io mica ce l&#8217;ho con lei perchè ha i baffi. Se stiamo parlando è proprio a causa del <em>confrontarmi con le sue idee</em>. Idee che sicuramente conosco poco e male, ma che da quel che so mi paiono assai pericolose per la società.</p>
<p>Dopo di che però dice una cosa correttissima</p>
<blockquote><p><em>Se queste mie idee preoccupano tanto chi ne dissente, ciò non accade perché esse nascondano qualche aracano malefizio o perfida macchinazione, ma soltanto per la capacità che esse hanno di convincere, soprattutto a sinistra.</em></p></blockquote>
<p><em></em>Dott.Ichino, <strong>è proprio questo il punto</strong>: che sono maledettamente convincenti. Il fatto che un&#8217;idea sia <em>convincente</em> non la rende <em>corretta </em>e/o <em>desiderabile</em>, e questo forse a Ichino sfugge. Molte visioni politiche assai inquietanti sono convincenti, di ogni colore. Il problema è proprio che le idee di Ichino stanno convincendo un sacco di gente dell&#8217;area cosiddetta &#8220;sinistra&#8221; (devo ormai usare le virgolette).</p>
<p>Io sono certo che il dott.Ichino sia in ottima fede, e che sia una persona onesta che sente onestamente di fare il bene del paese. Questo, purtroppo, non lo rende meno preoccupante, ma <strong>più preoccupante.</strong> Chè almeno i malvagi sono corruttibili, o possono cambiare idea a seconda delle convenienze. Delle buone intenzioni di cui è lastricato l&#8217;inferno, invece, è difficile liberarsi.</p>
<p>E il mio punto originale era che, se a destra sono liberisti di <em>default</em>, e a sinistra si diventa liberisti perchè Ichino o i Mille o chi per loro convincono, dove va chi non è liberista? Dove lo mettiamo? E soprattutto, una volta che uno si incazza con il liberismo e non sa per chi votare, <em>che cosa fa?</em> Se siete come me, potete stare tranquilli: scrivete un post, vi incazzate, e pazienza, alla fine sono una creatura ignave. Ma purtroppo (e sono sincero: purtroppo) c&#8217;è gente che non è come me.</p>
<p>Ma proseguiamo:</p>
<blockquote><p><em> Proprio perchè di sinistra esse sono, se essere di sinistra significa proporsi di costruire la vera eguaglianza di opportunità per tutti, combattere le rendite, correggere le storture (anche se verniciate di progressismo) che condannano i più deboli a rimanere tali. </em></p></blockquote>
<p>Uhm. A casa mia sinistra non voleva dire <em>soltanto</em> &#8220;costruire la vera eguaglianza di opportunità per tutti&#8221;. Wikipedia mi informa che &#8220;left&#8221; in senso politico significa:</p>
<blockquote><p>In <a title="Politics" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Politics">politics</a>, <em><strong>the Left</strong></em>, <em><strong>left-wing</strong></em> and <em><strong>leftists</strong></em> are people or views which generally support <a title="Social change" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Social_change">social change</a> to create a more <a title="Egalitarianism" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Egalitarianism">egalitarian</a> and fairer society.<sup id="cite_ref-0"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Left_%28politics%29#cite_note-0">[1]</a></sup><sup id="cite_ref-1"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Left_%28politics%29#cite_note-1">[2]</a></sup><sup id="cite_ref-Lukes_2-0"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Left_%28politics%29#cite_note-Lukes-2">[3]</a></sup><sup id="cite_ref-3"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Left_%28politics%29#cite_note-3">[4]</a></sup> They usually involve a concern for those in society who are disadvantaged relative to others and an assumption that there are unjustified inequalities (which <a title="Right-wing politics" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Right-wing_politics">right-wing politics</a> views as natural or traditional) that should be reduced or abolished.</p></blockquote>
<p>Ora, va da sè che nel momento in cui una riforma del lavoro genera potenzialmente precarietà e disoccupazione, essa genera una società dove ci sono persone &#8220;disadvantaged relative to others&#8221; e &#8220;unjustified inequalities&#8221;, e quindi trovo abbastanza di sinistra il combatterla. Avere eguali opportunità è solo una parte del discorso.</p>
<p>Ed è qui che rientra il discorso della Fornero sul lavoro come diritto. Dire che il lavoro è una cosa che spetta solo a pochi eletti che se lo sudano col sangue è tutto tranne che equo. È come dire che vincere la lotteria porta a una società egualitaria, perchè tutti hanno la stessa probabilità di vincere: peccato che poi il premio lo vinca solo uno.</p>
<p>Poi, per carità: ci sono alcune cose della riforma così come la vuole Ichino che mi trovano d&#8217;accordissimo, come ad esempio mettere sullo stesso piano le aziende sopra e sotto i 15 dipendenti, o il fatto di voler partire con il contratto a tempo indeterminato per tutti. Fantastico! Però poi Ichino vuole questo all&#8217;interno del modello di flexicurity. Modello che da più parti si sospetta <a href="http://euobserver.com/7/114980"><strong>aumentare le diseguaglianze, non diminuirle</strong></a> (come fa notare quel noto brigatista dell&#8217;ex primo ministro danese Poul Rasmussen)</p>
<p>Ed è un modello che -di nuovo- <em>forse</em> può avere un senso in un&#8217;economia perfetta, in cui tutti i lavoratori siano zeppi di skills, e in cui per ogni posto che si libera da una parte ce ne sia uno pronto da un&#8217;altra -in cui quindi essere flessibili non generi veramente angoscia.</p>
<p>Dico <em>forse </em>perchè (mia personale e balzana opinione) chi si inventa la flexicurity vive, non sorprendentemente, nell&#8217;ambiente accademico. E sapendo un attimo come funziona l&#8217;ambiente universitario, gli accademici sono persone che trovano normale rinnovare ogni minuto le proprie <em>skills</em>, cambiare città o paese, avere contratti a termine eccetera eccetera. In quanto ricercatore, oh, lo so anche io. E quindi magari vedono tale modello come ottimale.</p>
<p>Peccato che non sia per tutti così. Peccato che ci siano persone che magari preferiscono giustamente vivere nella città dei propri genitori, che magari vogliono mettere su una famiglia, che non vogliono cambiare casa, colleghi, città ogni pochi anni. Che hanno un progetto di vita <em>stabile</em>. E che non vogliono che questo progetto di vita sia alla mercè del mercato.<strong> Perchè vogliono vivere, non sopravvivere per lavorare.</strong></p>
<p>Senza contare il fatto che la nostra economia è notoriamente messa non proprio benissimo ultimamente, e non solo una riforma di flessibilità in un mercato del lavoro del genere a me pare suicida: non si capisce nemmeno perchè la prima cosa da riformare in tal senso siano proprio i diritti dei lavoratori.</p>
<blockquote><p><em>Quasi dieci anni or sono ho proposto ai cultori della violenza politica proprio questo: nientemeno che di parlarne</em></p></blockquote>
<p><em></em>Il che è monumentalmente lodevole (pochissimi hanno la statura morale per dialogare con i propri assassini, e in questo mi inchino seriamente e profondamente di fronte a Ichino). Ma l<a href="http://archivio.pietroichino.it/articoli/view.asp?IDArticle=198">a lettera di Ichino</a>, per quanto bellissima e condivisibile in ogni virgola, <em>non parla di politica</em>. Mentre invece è questo che dovrebbe fare: chiedersi perchè politicamente sia visto come un nemico da così tanti, fino al punto di rendere alcuni così <em>pazzi</em> da volerlo fare fuori e costringerlo a vivere così. Situazione a cui Ichino non sa fare di meglio che tirar fuori la teoria del complotto:</p>
<blockquote><p><em> ma questo è ciò che turba soprattutto i sonni di quella parte della sinistra – per fortuna non più dominante - che preferisce affrontare il problema con i catechismi e i cordoni sanitari, invece che con il dialogo aperto. </em></p></blockquote>
<p>Come dire &#8220;non mi parlano, ce l&#8217;hanno con me, sono tutti cattivi&#8221;. Però guarda un po&#8217; delle teorie politiche dei suoi oppositori egli non fa cenno. Non si chiede <em>perchè</em> ci sia un &#8220;cordone sanitario&#8221;.</p>
<p>Per finire con:</p>
<blockquote><p><em><em>M.S. farà bene a considerare che finché nella sinistra italiana qualcuno, come lui, continuerà a dire che le idee di Massimo D’Antona, o quelle di Marco Biagi,  o quelle di Ezio Tarantelli, o le mie, non meritano di essere discusse, ma devono essere “fermate”, ci sarà poi il rischio che qualcun altro si ritenga legittimato a farlo sparando.</em></em></p></blockquote>
<p>E qui si entra nella malafede, perchè io non ho <em>mai</em> detto che quello che dice Ichino non meriti di essere discusso. Al contrario, diamine, lui stesso quota un intero mio commento in cui faccio proprio questo: <em>discuto le sue idee</em>. Così come lo spettatore del dibattito che fa &#8220;gelare il sangue&#8221; a Raoul Minetti stava proprio <em>discutendo le sue idee</em>. Mentre invece Ichino può fare di meglio di discuterle: può presentarle in Parlamento e metterle in pratica sulla pelle dei lavorator (nel bene e nel male).</p>
<p>Ed è questo metterlo in pratica che -secondo me, secondo la mia piccola opinione- va <em>fermato</em>. Perchè secondo me <a href="http://blog.devicerandom.org/2012/03/05/how-it-is-like-to-work-in-usa-plus-an-announcement/"><strong>questo tipo di mercato del lavoro va fermato.</strong></a> Così come ogni giorno noi vogliamo <em>fermare</em> un sacco di cose che non ci piacciono, in politica: niente di più, niente di meno.</p>
<p><em></em>Se qualcuno si ritiene legittimato a farlo con la violenza, <strong>non prenderà tale legittimità da me</strong>, e non applaudirò a questo (anzi). Ma questo voglio dire nel mio minuscolo alla sinistra: fate sì che esista una proposta democratica, reale, concreta, che sia <strong>alternativa alla monocultura liberista</strong>. Perchè questo stiamo vivendo: un mondo in cui <strong>un&#8217;unica ideologia ha vinto</strong> e in cui si stanno azzerando tutte le concepibili alternative di <em>società</em> (il fatto che la sinistra radicale sia ormai un&#8217;accozzaglia di cialtroni non aiuta, va detto).</p>
<p>In ogni caso, voglio ringraziare il dott.Ichino di essersi preso la briga di discutere con me (sia pure condannandomi ad essere ormai additato come terrorista, sigh). Sarei perfino felice di incontrarlo, così magari può spiegarmi come la pensa davanti a una tazza di caffè. E magari permettermi di cambiare idea. Sono assolutamente pacifico, non si preoccupi dott.Ichino. Che ne dice? Ci sta?</p>
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		<title>Il mito e la paternità</title>
		<link>http://blog.devicerandom.org/2012/02/13/il-mito-e-la-paternita/?lang=it</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 18:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>devicerandom</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized @it]]></category>

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		<description><![CDATA[In un recente post, la mia amica Susanna Raule pone un problema che mi appassiona da tempo: di chi sono gli universi che costruisce un autore? La questione sorge da una discussione pratica. Un autore, Alan Moore, costruì un&#8217;opera, Watchmen. Tale opera delinea un universo parallelo, un mondo possibile, dei personaggi, una sequenza di storie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="http://sraule.wordpress.com/2012/02/13/sulla-proprieta-intellettuale-la-prassi-editoriale-e-la-fiducia-tra-esseri-umani/">recente post</a>, la mia amica Susanna Raule pone un problema che mi appassiona da tempo: di chi sono gli universi che costruisce un autore?</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.kleph.com/blog/images/books/league.jpg" alt="" width="390" height="600" /></p>
<p>La questione sorge da una discussione pratica. Un autore, Alan Moore, costruì un&#8217;opera, <em>Watchmen</em>. Tale opera delinea un universo parallelo, un mondo possibile, dei personaggi, una sequenza di storie e di psicologie. A quanto pare il contratto che ha firmato Alan Moore cede a un ente terzo (la DC Comics) i diritti non solo sull&#8217;opera-<em>Watchmen</em>, nel senso di sequenza <em>stricto sensu</em> di testo e immagini che la costituisce, ma anche sull&#8217;universo-<em>Watchmen</em>. Pertanto la DC ora ne sta curando un prequel, ovvero un&#8217;opera che non è <em>Watchmen</em> ma ne contiene i personaggi, si ricollega alla storia, e la amplia in qualche misura.</p>
<p>È una cosa giusta o sbagliata? L&#8217;opinione corrente, con varie sfumature, tra chi fa fumetti (opinione che credo rifletta anche quella di chi scrive libri, sceneggia film e in generale crea delle <em>storie</em> di un qualche genere) è che sia diciamo così legale ma sbagliata: la DC può farlo ma non dovrebbe, perchè il suo autore non vuole, e questo è in un qualche modo immorale.</p>
<p>Susanna riassume in un commento, più che nel post, il nodo della sua posizione:</p>
<blockquote><p>Credo che nella cessione dei diritti intellettuali sia necessario comportarsi come nel sesso estremo: puoi fare tutto, finché tutti sono d’accordo.</p></blockquote>
<p>Ora, nel discorso specifico di Alan Moore, <em>Watchmen</em> e Susanna Raule si innesta anche la tecnicità dei diritti e delle righe piccole dei contratti. Dimentichiamo un attimo le formalità e concentriamoci sulla sostanza. Se io invento un universo, e qualcuno vuole usarlo, <em>devo essere d&#8217;accordo</em>?</p>
<p><img class="alignnone" src="http://4.bp.blogspot.com/-TcqZJ-E7Mdg/TaY15H4Md0I/AAAAAAAAAL8/D5cmZip3KTE/s1600/Library+of+babel+-desmazieres.JPG" alt="" width="302" height="400" /></p>
<p>Io sono stato avvelenato, non ancora adolescente, da <em>La biblioteca di Babele</em> di Borges e dal <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Infinite_monkey_theorem">teorema delle scimmie infinite</a>, e quindi so che gli autori non sono altro, alla fine, che <em>meccanismi che producono opere</em>. Gli autori spiccano per essere il meccanismo di gran lunga più efficiente per ottenere opere; questa proposizione, oggi vera, domani potrebbe non esserlo. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Computational_creativity">Altri sistemi sono concepibili</a>: ogni giovane programmatore che si rispetti (incluso me) ha scritto almeno un generatore automatico di poesie, non necessariamente pessime.</p>
<p>Questa verità può sembrare paradossalmente degradante per l&#8217;autore, ma non lo è: essere capaci di qualcosa di così sottile e altissimamente complesso come creare un&#8217;opera artistica, e farlo <em>meglio di qualsiasi altra cosa</em> è un giusto merito per il cervello umano (abilità che deriva anche dal fatto che i fruitori dell&#8217;opera sono, spesso, altri cervelli umani). Ma avere presente questo ci permette di guardare con altri occhi l&#8217;intero concetto di <strong>paternità</strong>.</p>
<p>Si dà infatti per scontato o quasi (e in particolare lo dà per scontato l&#8217;autore) che un&#8217;opera, una volta generata, rimanga in qualche modo proprietà dell&#8217;autore. Questo può poi concretizzarsi in sistemi di proprietà intellettuale, ma anche qualora ciò non accadesse, sentiamo quasi istintivamente che se Susanna Raule scrive dello specialista in suicidi Ford Ravenstock o del commissario dark Sensi, Ford e Sensi sono in qualche modo <em>suoi</em>, che sia lei l&#8217;unica ad avere il vero diritto di tirare i fili ai suoi burattini.</p>
<p>Ma in realtà Susanna Raule, benchè abbia <em>generato</em> quell&#8217;opera, non è quell&#8217;opera. Qualcun altro poteva scrivere o pensare <em>Ford Ravenstock</em> (dato un tempo infinito, diceva Borges, è <em>inevitabile</em> scrivere l&#8217;Odissea) -fatto vuole che l&#8217;abbia scritto lei, ma non era necessario, nè questo significa necessariamente che solo Susanna Raule debba decidere di <em>Ford Ravenstock.</em></p>
<p>In realtà viene ammesso (sia da molte leggi sulla proprietà intellettuale, sia in generale dall&#8217;etica degli autori) il diritto alla satira o all&#8217;omaggio consapevole, come possono essere le opere di cosiddetta <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fan_fiction"><em>fan fiction</em></a>. Il che però non modifica concettualmente il discorso di cui sopra: è il burattinaio che <em>presta</em> i suoi burattini, ma tutti sanno che i burattini sono suoi, e ti ci fa giocare se e solo se vuole farti giocare.</p>
<p>Il problema è che i burattini sono &#8220;suoi&#8221; solo in quanto lei ha partorito questi burattini. Ma cosa vuol dire &#8220;suoi&#8221;? Vuol dire che li ha generati. Ma questo ci dà altri diritti? Del resto i nostri figli portano il nostro cognome, magari il nostro colore degli occhi o i nostri capelli, ma non sono veramente <em>nostri</em> : sono creature indipendenti che possono fare -e fanno- infine quello che vogliono. A differenza dei figli, inoltre, le opere dell&#8217;ingegno sono quasi sempre immediatamente maggiorenni -una volta pubblicate, esse sono per il mondo, indipendentemente dal loro autore. Parlano a persone a cui magari gli autori non avrebbero mai voluto parlare, dicono cose che gli autori non pensavano di aver voluto dire, suscitano reazioni del tutto incontrollabili dall&#8217;autore. Sono <em>altro</em>: sono state originate da un autore, ma non hanno cordoni ombelicali.</p>
<p>E questo vale, molto più che per l&#8217;opera singola, per i <em>concetti</em> di fondo dell&#8217;opera -le idee, i personaggi, il cosmo che genera l&#8217;opera.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://larryavisbrown.homestead.com/files/AiasAchilles.jpg" alt="" width="345" height="500" /></p>
<p>Questo può sembrare una mia bizzarria, ma in realtà non ho descritto nient&#8217;altro che la più antica delle attività creative umane, il <strong>mito</strong>. Ben prima che si inventassero i concetti di proprietà intellettuale e di copyright, ben prima che esistessero Alan Moore e Susanna Raule e me, l&#8217;umanità si raccontava tramite personaggi, storie, scenari e universi che erano condivisi da interi popoli lungo generazioni. Omero non aveva bisogno di chiedere alcunchè per cantare l&#8217;ira di Achille, e Virgilio non dovette chiedere nulla a sua volta a Omero per scrivere una sorta <em>sequel</em> , l&#8217;Eneide. Marlowe, Goethe e Mann non hanno chiesto cosa pensasse delle loro opere l&#8217;ignoto inventore del dottor Faust. <strong></strong></p>
<p>Una mitologia non è che un universo immaginario condiviso da molti -tra questi molti stanno quelle meravigliose macchine per opere (e quindi, per mitologie) che sono gli autori. Ogni condivisione del mito altera il mito: il <em>mio</em> Faust non è il <em>tuo</em> Faust. Un mito è quindi, per l&#8217;autore, un&#8217;argilla, una struttura familiare ad autore e a fruitore dell&#8217;opera, sulle quali possono costruire una comunicazione. Comunicazione che può essere (e spesso lo è, in epoca postmoderna) anche a proposito del mito stesso, e che genera opere il cui interesse e la cui bellezza sarebbero <em>inconcepibili</em> (a meno di biblioteche di Babele) senza poter usare il mito condiviso come codice di comunicazione. Faust è Faust solo perchè è stato reinventato molteplici volte.</p>
<p>Per questo motivo, <span style="text-decoration: underline;">io sono contrario a qualsiasi restrizione o diritto dell&#8217;autore che impedisca ai mondi immaginari di diventare compiutamente mito</span>: perchè limita in modo non necessario il numero e il tipo delle opere di cui potremo fruire, perchè ci impedisce di vedere come altri vedono i mondi immaginari che noi conosciamo. Parliamo dei miti semplici della nostra era. Immaginate un mondo in cui ci sia un <em>Dylan Dog</em> di Frank Miller, in cui ci siano cineasti indipendenti che rileggono ed espandono <em>Star Wars</em>, in cui venga riscritta l&#8217;epopea del <em>Signore degli anelli</em> dalla parte di Mordor (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Last_Ringbearer">è già successo</a> : purtroppo, proprio per questioni di <em>difesa della paternità</em> -in questo caso quella di Tolkien-  è di difficile reperimento).</p>
<p><img class="alignnone" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/3/32/Killingjoke.JPG/250px-Killingjoke.JPG" alt="" width="250" height="383" /></p>
<p>O un mondo in cui autori rivisitano e rinnovano eccezionalmente <em>Superman</em>, <em>The Swamp Thing</em>, <em>Batman</em> o addirittura mescolano insieme interi miti delle letterature dell&#8217;Ottocento. Già, perchè amara ironia vuole che proprio Alan Moore, che adamantinamente si indigna nel vedere i propri miti sganciarsi da sè, abbia costruito la sua carriera come forse nessun altro tramite il riutilizzo geniale di mondi immaginari altrui. <em>The League of Extraordinary Gentlemen</em> di Moore è essenzialmente un esercizio nella riappropriazione e rielaborazione del mito, una rappresentazione onirica della mitologia collettiva dove finalmente <em>davvero</em> convivono il capitano Nemo e il dottor Moreau, Mr.Hyde e i tripodi marziani di Wells. Non sarebbe stato possibile scrivere <em>The League</em> senza usare quegli immaginari: <em>The League</em> altro non è che il parossismo delle mitologie.<em></em> Vorremmo noi un mondo dove questo gli fosse stato impedito da Wells e Verne in nome di un monopolio su questo immaginario?</p>
<p>Qualcuno sicuramente obietterà che queste sono belle parole, ma che alla fine l&#8217;autore deve mangiare e deve vedersi riconosciuta l&#8217;opera. Ma questo non cambierebbe di una virgola con la liberazione delle mitologie, piccole o grandi, dalle pastoie della paternità. Solo che per esempio la casa editrice Bonelli, per stare a galla, non potrebbe semplicemente rilassare sugli allori di poter pubblicare Dylan Dog, ma dovrebbe dimostrare di saper fare il <em>miglior</em> Dylan Dog, di saper usare questo mito nel modo migliore possibile. Si potrebbe competere su chi è in grado di raccontare meglio Guerre Stellari, o Tetsuo, o Neon Genesis Evangelion, o il commissario Montalbano (Del resto, il mondo è pieno di ottime idee che poi sono state messe in pratica mediocremente, e l&#8217;impossibilità di poterle riutilizzare a proprio piacere in questo caso sfocia nel <em>delitto</em>). Nulla di questo negherebbe il diritto all&#8217;<em>unicità</em> di quelle opere: semplicemente permettiamo a chiunque di attingere a quello che è, in fatto o in potenza, già patrimonio di ognuno nella propria immaginazione, e di avere ciascuno il materiale di tutti gli altri da utilizzare per ricostruirne, se desidera, l&#8217;immaginario. Lasciamo che i miti creino liberamente il loro destino, e lasciamo che i padri non abbiano paura di cosa potrebbero essere capaci di fare, altri, ai loro figli. Se voi inventori di un universo siete, per coincidenza, anche i migliori a saperlo raccontare, allora non abbiate timore di dimostrarlo.</p>
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		<title>Dieci cose che ora posso dire</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 21:26:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>devicerandom</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Non ho votato ai referendum. Il motivo era di ordine pratico: vivo all&#8217;estero e la mia iscrizione all&#8217;AIRE è persa da mesi in un limbo burocratico, e non potevo tornare giù e chiedere un altro giorno di ferie. II Sono contento che abbiano vinto i referendum &#8211; Nonostante sia a favore del nucleare (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilgiornaledipachino.com/wp-content/uploads/2011/06/referendum-vota-si-300x220.jpg" alt="devi votare si" /></p>
<p>I<br />
<b>Non ho votato ai referendum</b>. Il motivo era di ordine pratico: vivo all&#8217;estero e la mia iscrizione all&#8217;AIRE è persa da mesi in un limbo burocratico, e non potevo tornare giù e chiedere un altro giorno di ferie.
</p>
<p>II<br />
<b>Sono contento che abbiano vinto i referendum</b> &#8211; Nonostante sia a favore del nucleare (e di questo parleremo dopo), ma per il resto il segnale politico non può che far piacere. Ciònonostante.
</p>
<p>
III<br />
<b>La campagna per il quorum mi ha disgustato.</b> Tu. Si, proprio tu, <i>tu</i> che cambiavi il tuo avatar nel logo dei quattro &#8220;sì&#8221;, tu che diffondevi i vari video virali per il quorum, tu che gridavi sui tuoi status di andare a votare, tu. Tu. Vergognati, tu. Certo, ha funzionato. Bene. Abbiamo vinto. Benissimo. Ma a che prezzo?</p>
<p>Al prezzo di dimostrare che non siamo diversi da niente, che non siamo migliori di nessun altro. Che è stata -almeno online, che è come l&#8217;ho vissuta all&#8217;estero- una campagna giocata sui memi, sulla pressione di gruppo, sul <i>tutti vanno a votare quindi ci vado anch&#8217;io</i>, su argomentazioni palesemente pretestuose ed emotive come &#8220;votare è un dovere civico&#8221; o &#8220;mio nonno ha fatto il partigiano per farti votare&#8221; (anche su questo: vedi dopo). In particolare, è stata una campagna del tutto <i>sganciata dai quesiti</i>. In settimane e settimane, hanno condiviso di tutto: avatar, status, gif, messaggi sulle proprietà copiative delle schede (questa in effetti non la sapevo), eccetera. Praticamente nessuno ha condiviso materiale sui quesiti in sè, tranne forse qualcosa sul nucleare. Ok, il legittimo impedimento si spiega da solo. Ma sull&#8217;acqua? Perchè avrei dovuto votare sì sull&#8217;acqua? Personalmente ne ho una (vaga) idea, abbastanza per convincermi: ma se non l&#8217;avessi avuta? Boh. </p>
<p>In UK hanno fatto recentemente un referendum per cambiare il sistema elettorale (purtroppo fallito). Ogni volantino spiegava, in termini semplici e chiari, il perchè e il percome della propria posizione. È stata una propaganda forte, anche emotiva, ma con alla base i contenuti, i fatti, le conseguenze. In Italia, almeno apparentemente, era una campagna di memi.
</p>
<p>
IV<br />
<b>Chi cazzo sei per darmi degli ordini?</b> Se gli argomenti stavano a zero, quello che brulicava era un tamburo costante di imperativi. E questa è la cosa che veramente mi faceva sperare di vedere Berlusconi sorridere e mandarvi tutti in culo. <i>&#8220;Vota Sì. Vota Quattro Sì. Vai a votare. Ricordati di votare. Vai. Vota. Fai.&#8221;</i> Fai? No scusa. Chi cazzo sei. Si, dico a te. Chi cazzo sei. Devo stare a sentire te che mi dici &#8220;Vai a votare&#8221;? E perchè? Spiegamelo. Fammi sapere le tue ragioni. Discuti. Dimmi qualcosa che mi convinca. Invece no. Vota. Vai. Fai. Seguici. Resistere è futile. Beh, sentirmi trattato come una vittima dei Borg, sentirmi costantemente esortato senza un perchè, è una delle cose che mi fa più schifo possibile. Foss&#8217;anche per la causa più ovvia e santa del mondo. Tu, che mi scrivi di andare a votare: chi sei? Come ti permetti? Seriamente. Come ti permetti.
</p>
<p>
V<br />
<b>Ho tutto il diritto di non votare.</b> La cosa più ridicola e insopportabile di tutta la campagna referendaria è stato il mantra del &#8220;votare è un dovere&#8221;, &#8220;vergognati se non voti&#8221;, &#8220;mio nonno ha lottato per farti votare&#8221;. Prima di tutto, votare è un mio <i>diritto</i>. C&#8217;è scritto nella costituzione che è un &#8220;dovere civico&#8221;. Beh, anche la costituzione può dire delle cazzate: sappiate che ho anche il diritto di non essere d&#8217;accordo con la costituzione. La costituzione è un pezzo di carta che nasce da compromessi, in un&#8217;epoca storica diversa da quella attuale: è ammirevole, è forse uno dei migliori pezzi di politica della storia italiana, una sorta di gemma misteriosa nata dalle fiamme: ma non è sacra -quando si sacralizza, si cessa di pensare.</p>
<p>Ora, siccome non c&#8217;è nessuna sanzione per chi non vota, e siccome non votare di per sè è una scelta puramente personale (è un&#8217;espressione, tanto quanto mettere la crocetta) a tutti gli effetti ho il pieno diritto -anche <i>morale</i>- di non farlo. Tuo nonno è morto per darmi dei diritti; guai se fosse morto per togliermi delle libertà. Questo perchè i diritti non devono essermi inculcati, altrimenti non sono più diritti, ma vessazioni. Avere il diritto di esprimere la propria opinione non equivale a doverla esprimere <i>obtorto collo</i>. Poi posso essere d&#8217;accordissimo che votare è una cosa buona di per sè: anche salutare il proprio vicino di casa o trattare bene la propria mamma è una cosa buona, ma guai a obbligarmici. Non mi convinci certo a votare a un referendum che sottosta a un quorum per mero dovere civico. Mi ci convinci se vogliamo che vinca il sì, non altro. Il (non) voto strategico sarà una triste realtà, ma è un diritto del cittadino.
</p>
<p>
VI<br />
<b>Il quorum è un abominio.</b> Proprio perchè votare è un diritto, e non dovrebbe essere necessariamente un obbligo, altrettanto è giusto che chi decide di astenersi dall&#8217;esercitare tale diritto non possa ledere chi, invece, decide di esprimersi. Se non vai a votare, è come se tu non esistessi. Punto. Questa è una questione di civiltà. Il quorum esiste soltanto per permettere il sabotaggio referendario, come tale questa è la vera vergogna che andrebbe -guarda caso- <i>rimossa dalla costituzione</i>. </p>
<p>C&#8217;è chi dice che il quorum sia necessario per evitare che un quesito particolarmente oscuro o capzioso rimanga in mano ai pochi interessati, e lasci indifferenti gli altri, disinformati. Bene: alziamo la soglia per avere un referendum, allora, mettiamo degli obblighi di informazione più forti di quelli attuali. Posso anche compromettere su un quorum &#8220;base&#8221;, diciamo del 20%. In ogni caso, dev&#8217;essere una cifra che renda l&#8217;astensionismo una strategia perdente. Io spero davvero che alla luce dell&#8217;attuale partita, vinta per un soffio dopo sedici anni di quorum falliti, si faccia un movimento per l&#8217;abolizione o quantomeno il forte ridimensionamento del quorum. La vedo dura, ma intanto lanciamo la palla.
</p>
<p>
VII<br />
<b>Siamo identitaristi</b>. Sempre. Non crediate di sfuggire a questo solo perchè siete di sinistra, perchè vi sentite degli spiriti liberi. Non lo siamo, e questo referendum lo ha dimostrato. Scambiarsi esortazioni reciproche, che non possono convincere se non per pressione tribale, scambiarsi logo e video, non servono a convincere <i>razionalmente</i> nessuno. Servono a fare blocco, a fare tribù, a fare colori dello stadio: <i>noi siamo noi, e siamo contro di voi</i>. Cosa sia poi &#8220;noi&#8221; e &#8220;voi&#8221;, dipende da mille fattori di cui la scelta razionale è di solito del tutto secondaria. In questo non siamo niente di superiore, di diverso da alcunchè.
</p>
<p>
VIII<br />
<b>Siamo conservatori</b>. Non è necessariamente una cosa cattiva, ma non possiamo sempre giocare in difesa. <i>Difendere</i> la Costituzione. <i>Difendere</i> i diritti. Benissimo (anche se questo vezzo di ritenere la Costituzione intoccabile ci si ritorce contro: vedi sopra). C&#8217;è moltissimo da difendere, perchè moltissimo è sotto attacco. Ma proporre? Inventare? Osare? Balzare? Zero. Siamo un popolo pavido, ciascuna parte dietro la sua trincea, a difendere il suo. Questo referendum non ha cambiato di una virgola questo, che è il nostro problema principale. Che poi è il motivo per cui si viene divorati da mostri acefali come i grillini -ovvero, chiunque proponga qualcosa e chiunque cerchi di porsi come terza via, viene visto come l&#8217;ancora di salvezza, non importa quanto sgangherata e di pancia sia.</p>
<p>Perchè stare in difesa in realtà è perdente, per un motivo che possiamo riassumere con <i>chiedere 100 per ottenere 50</i>. Se negoziamo partendo dallo status quo (e dovremo sempre negoziare), inevitabilmente perderemo terreno rispetto allo status quo. E infatti sul terreno dei diritti, delle tutele, perdiamo sempre. Sempre. Dobbiamo negoziare partendo dal doppio, dal triplo, dal decuplo. E poi <i>forse</i> possiamo pensare di scendere. </p>
<p>Da un altro lato, siamo conservatori perchè siamo un popolo di luddisti. Dopo sedici anni passa un referendum e -guarda caso- si propone di rifiutare l&#8217;energia nucleare. Dov&#8217;era questo elettorato quando invece si trattava di abolire la legge 40 che limita la procreazione assistita? A casa. La cosa è del tutto coerente, se ci pensate: terrore della tecnologia, da un lato e dall&#8217;altro. Perchè alla fine non è altro, se non terrore, se non smettere di ragionare, esorcizzare l&#8217;Incubo Invisibile. Ho letto ricercatori in fisica rifiutare esplicitamente di considerare le statistiche. Ho visto di tutto, dalle foto del coniglio senza orecchie a seriosi articoli di quotidiani privi di qualsivoglia dato. Non ho visto i dati. Ma transeat, ormai inutile convincere chiunque: contro la paura non si convince nessuno. Alla fine la Santanchè ha paura della zingaropoli, noi abbiamo paura di nuclearopoli. Siamo veramente diversi? </p>
<p>
IX<br />
<b>I buoni e i cattivi.</b> Che poi sul nucleare si è aggiunta un&#8217;altra cosa: il nucleare era stato proposto dalla destra, quindi dai <i>cattivi</i>. Quindi si razionalizza dicendo: ok, il nucleare non è così cattivo, ma <i>non qui</i>, perchè qui lo gestirebbero <i>i cattivi</i>, e quindi finirebbe in catastrofe, in centrali fatte di sabbia, in camorre che le divorerebbero. Forse. Ma se dovessimo fermarci di fronte a questo, allora dovremmo dire addio a ogni infrastruttura, perchè ogni volta che si costruisce un viadotto ci sono mezzo appalti e a ogni appalto possono saltar fuori i cattivi, e ogni viadotto dovrebbe crollare (e temo che i viadotti siano più pericolosi delle centrali nucleari). Se il problema è la camorra, diciamo no alla camorra, non al nucleare. Ma il vostro problema è il nucleare.
</p>
<p>
X<br />
<b>Ti sai solo lamentare</b>. Per carità. C&#8217;è stato molto di buono: l&#8217;aspetto meramente politico per esempio. Il fatto che la sinistra abbia saputo battere la destra sul piano comunicativo per la prima volta in quindici anni, il vedere una destra praticamente morta, incapace di dire e fare alcunchè, fa comunque pensare positivamente. </p>
<p>Ma se al di là di questo poi, sotto, c&#8217;è il vuoto; se al di là di questo l&#8217;alternativa a Berlusconi è anch&#8217;essa specchietti e biglie di vetro, di forme senza contenuto, se anche qui viviamo di terrori agitati davanti agli occhi come torce davanti ai cani; se teniamo precariamente le nostre mura, che si sgretolano alla marea e non conquistiamo più il mare, allora significa che siamo diventati come loro. Che la sostanza è finita, che il vuoto è vuoto. Hai voglia a sentirti migliore, hai voglia di fare la rivoluzione arancione o il popolo viola (anche qui: meri colori, cosa c&#8217;è sotto?). Hai voglia a fare le festicciole, a fare i video buffi su Youtube, a darci le pacche sulle spalle e i palloncini alle finestre. Come se avessimo vinto la partitella. Forse vogliamo un mondo migliore: ma possiamo, se non siamo migliori noi?</p>
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		<title>metadinamica</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 13:51:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono stato a Losanna, in Svizzera, a seguire un corso sulla metadinamica. la metadinamica appartiene alla famiglia dei cosiddetti metodi per l&#8217;energia libera: e` un algoritmo per ottenere il panorama di energia libera di un sistema da una simulazione al calcolatore. senza avvitarsi nei dettagli, quello che fai e` spingere il sistema via dalle strutture [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stato a Losanna, in Svizzera, a seguire un corso sulla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Metadynamics">metadinamica</a>. la metadinamica appartiene alla famiglia dei cosiddetti metodi per l&#8217;energia libera: e` un algoritmo per ottenere il panorama di energia libera di un sistema da una simulazione al calcolatore. senza avvitarsi nei dettagli, quello che fai e` spingere il sistema via dalle strutture che ha gia` esplorato, man mano che il tempo passa. in questo modo le tue molecole, invece di rimanere invischiate a fare sempre le stesse cose, esplorano tutto lo spazio di conformazioni a cui possono accedere. e in piu`, hai anche l&#8217;energia di queste conformazioni (il che equivale alla loro probabilita`).</p>
<p>e` dal mio dottorato che sono affascinato dai panorami di energia libera. un panorama di energia libera altro non e` che una mappa di cosa puo` fare un sistema,e con quale probabilita`. piu` alta l&#8217;energia, minore la probabilita`: se vogliamo, possiamo dire che l&#8217;energia e` quello che serve a rendere probabile l&#8217;improbabile.<br />
<img class="alignnone" title="folding energy landscape" src="http://www.pnas.org/content/104/12/4925/F3.large.jpg" alt="" width="400" height="300" /><br />
e` semplice e profondo. una volta che hai un panorama di energia libera, hai una mappa di cosa succedera` spesso al tuo sistema, di cosa succedera` di rado, di cosa non potra` succedere mai. puoi letteralmente disegnare le strade tra questi stati, e avere quindi la cartografia non solo di cosa il tuo sistema puo` fare, di come andra` a fare una cosa da un&#8217;altra. puoi sapere dov&#8217;e` che il tuo sistema sara` forzato a fare delle scelte, e a scegliere un percorso piuttosto che un altro.</p>
<p>ci sono essenzialmente due modi di fare scienza (due modi indissolubili): <em>verticale</em> e <em>orizzontale</em>. la scienza verticale e` quella che e` classicamente intesa come scienza: scavare sempre piu` in profondita` per delle spiegazioni, calando o salendo da un anello all&#8217;altro di una catena sempre piu` profonda. il fisico classico, alla Newton per intenderci, e` lo scienziato verticale.</p>
<p>la scienza orizzontale non cerca direttamente spiegazioni: descrive e recupera dati. sigifica accumulare informazioni, classificarle, annotarle, mapparle. crea il territorio dove gli scienziati verticali scaveranno. i tassonomisti, i sequenziatori di genomi, gli astronomi che fanno le mappe celesti sono scienziati orizzontali.</p>
<p>io, dentro, sono uno scienziato orizzontale. voglio storie. voglio reti. voglio mappe. voglio immense collezioni di dati da mettere in ordine e da annotare. quando ero un bambino di 7 anni, ben piu` dei denti di un predatore o dei colori di un insetto, era la tassonomia che mi rapiva della biologia. ero ossessionato letteralmente dalla classificazione. avevo dei libri di zoologia di mio nonno con pagine sulla classificazione degli organismi, e passavo ore a leggerle, prendendo nota delle inconsistenze (perche` un libro mi mette gli Ortotteri come un singolo ordine e un altro mi divide fra Ensiferi e Celiferi?) e cercando di comprendere il perche` di alcune classificazioni non ovvie (perche` i Lagomorfi non sono roditori?). la filogenesi, la cladistica sono orgasmiche per me: avere contemporaneamente, nella classificazione, la mappa delle relazioni tra gli esseri viventi, un albero che e` anche una storia, e` come una dose di eroina per il mio cervello (perche` non sono un tassonomista? ottima domanda, che rimanderemo altrove).<br />
<img class="alignnone" title="collezione di insetti" src="http://www.marietta.edu/~biol/facilities/beetles.jpg" alt="" width="400" height="254" /><br />
ma comunque creare un modello molecolare e simularlo, e ottenere il suo panorama energetico, e` altrettanto affascinante. e` un mondo in se`, sul quale hai controllo. puoi mapparlo, puoi conoscerne le storie, puoi vedere quali strutture compaiono e classificarle. ha un&#8217;esistenza reale, seppur platonica: e` un universo che si srotola nel tuo computer. e` come essere di nuovo bambino e conoscere quel luogo segreto che conosci solo tu, e nel quale puoi spendere un tempo interminabile. ed e` quello che mi ha rapito a Losanna la settimana scorsa (fonduta a parte): strumenti pratici per mappare un&#8217;infinita` di mondi invisibili, per conoscere le loro storie. per non predire un singolo futuro, ma conoscere qual e` l&#8217;insieme di tutti i possibili futuri.</p>
<p>inoltre, c&#8217;e` una metafora in tutto questo. mi ritrovo, anno dopo anno, giorno dopo giorno, a commettere gli stessi errori. se solo avessi un algoritmo di metadinamica che mi spingesse lontano dalle mie barriere energetiche. se solo potessi esperire il paradiso che una volta ci ha promesso Henri Poincare`: che ogni cosa accadra`, infinitamente spesso, non importa quanto improbabile sembri, e che cosi` conosceremo ogni cosa, senza preoccuparci.</p>
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		<title>E` finito il Prigioniero</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 17:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>devicerandom</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo una settimana a casa con bronchite incipiente, vivendo di pseudocibo dalla dubbia provenienza e dal dubbio aspetto, sono tornato in ufficio. No, neanche a me sembra una grande idea. Highlights di questi 8 giorni passati a marcire a casa: - Ritmo circadiano spostato definitivamente tra 13.00 e 04.00 - La focaccia alla genovese col [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una settimana a casa con bronchite incipiente, vivendo di pseudocibo dalla dubbia provenienza e dal dubbio aspetto, sono tornato in ufficio.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Back to work" src="http://workplacefail.com/wp-content/uploads/2009/08/welcome-back-to-work-fail-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />No, neanche a me sembra una grande idea.</p>
<p><em>Highlights</em> di questi 8 giorni passati a marcire a casa:</p>
<p>- Ritmo circadiano spostato definitivamente tra 13.00 e 04.00</p>
<p>- La focaccia alla genovese col kebab sulla carta e` una grande, grandissima idea. Nei fatti, un po&#8217; meno.</p>
<p>- Patrick McGoohan, <em>ti odio</em> (anche se sei morto): perche` mi hai fatto finire <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_prigioniero">The Prisoner</a> </em>in quel modo? Perche`?</p>
<p>- Cio` nonostante, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=E-pzzfcU--4"><em>Dem Bones</em></a> non mi esce dalla testa.</p>
<p>Se avete commenti e suggerimenti sul problema del <a href="http://blog.devicerandom.org/2010/09/13/why-did-they-won/">perche` i ragni non hanno le ali e non dominano il mondo</a>, postate pure (In inglese, sorry, non ho voglia di ritradurlo).</p>
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		<title>Per i geofisici: rendete Boschi irrilevante</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 17:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>devicerandom</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Uncategorized @it]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo blog/sito e` ancora un work in progress totale, ma non posso stare zitto quando leggo cose come queste. Enzo Boschi, direttore dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dice che &#8220;Noi stiamo valutando di smettere di informare, e di non rendere raggiungibili i nostri dati via web, perché vengono usati per arrivare a conclusioni che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo blog/sito e` ancora un <em>work in progress</em> totale, ma non posso stare zitto quando leggo <a href="http://www.repubblica.it/scienze/2010/09/06/news/boschi_terremoti-6800976/">cose come queste</a>. Enzo Boschi, direttore dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dice che <em>&#8220;Noi stiamo valutando di smettere di informare, e di non rendere  raggiungibili i nostri dati via web, perché vengono usati per arrivare a  conclusioni che non stanno né in cielo né in terra&#8221;.</em></p>
<p><em><img class="alignnone" title="enzo boschi" src="http://www.vip.it/wp-content/uploads/2010/06/enzo-boschi-300x225.jpg" alt="enzo boschi" width="300" height="225" /><br />
</em></p>
<p>Spero di gran lunga che questa sia la consueta grottesca figura di merda di qualche giornalista, e che Boschi sia stato travisato completamente. Non mi stupirebbe pero` che un personaggio come Boschi, <a href="http://mastellatiodio.blogspot.com/2008/04/la-fisica-gabriella-carlucci.html">gia` famoso per aver difeso la Carlucci -signori, la Carlucci- nella famosa debacle Maiani con una lettera colma di falsita`</a>, possa effettivamente ponderare qualcosa di cosi` stupido.</p>
<p>L&#8217;accesso aperto ai dati nella ricerca scientifica non e` un semplice gesto di cortesia. Dovrebbe essere, dove gia` non lo e`, una parte <em>obbligatoria</em> del processo di ricerca scientifica. Per chi se lo fosse dimenticato, la ricerca e` un processo aperto per definizione: funziona perche` dati e risultati sono disponibili a tutti e tutti possono analizzarli, criticarli, confutarli e via dicendo. Nel momento in cui la scienza e` basata sull&#8217;offuscamento, non e` piu` scienza (e smette di funzionare).</p>
<p>Se l&#8217;INGV smette di pubblicare i propri dati, mette a rischio la propria credibilita` scientifica: come possiamo fidarci di risultati basati su dati che potrebbero essere pubblici ma sono esplicitamente tenuti nascosti? Come fanno altri laboratori a lavorare sui dati dell&#8217;INGV? Questi sarebbero forse meri affari loro, se non fosse che stiamo parlando di dati <em>sismologici</em> -dati dai quali dipende la vita di un po&#8217; di gente, in principio.</p>
<p>Boschi ha ragione su una cosa: i dati scientifici vengono travisati di continuo (chi ha mai avuto a che fare con i negazionisti del climate change credo se ne renda perfettamente conto). Ma non e` questo un motivo per renderli inaccessibili: al contrario, e` un motivo per iniziare ad aprire non solo i database grezzi, ma anche le metodologie di interpretazione dei dati stessi.</p>
<p>Nel caso che quella di Boschi non sia una mistificazione giornalistica o una boutade buttata li`, lancio un appello a chiunque lavori nell&#8217;Istituto di Geofisica e Vulcanologia: <strong>pubblicate i dati su internet</strong>. Di straforo. Su Wikileaks, via Bittorrent, come volete, piu` posti in cui li mettete, meglio e`. Insegnate a gente come Boschi che nel XXI secolo nascondere informazioni di pubblica rilevanza non e` solo stupido e pericoloso, ma e` inutile.</p>
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		<title>13.04°</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 14:07:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[inauguriamo il nuovo blog con un duplice funerale. da un lato e` morto francesco cossiga, e la cosa, benche` fara` esultare numerosi miei lettori, mi dispiace alquanto. perche` cossiga era innanzitutto dotato di una lucida follia assolutamente deliziosa dal punto di vista teatrale, dall&#8217;altro perche` si e` portato nella tomba una quantita` di segreti totale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>inauguriamo il nuovo blog con un duplice funerale.<br />
da un lato e` morto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Francesco_Cossiga">francesco cossiga</a>, e la cosa, benche` fara` esultare numerosi miei lettori, mi dispiace alquanto. perche` cossiga era innanzitutto dotato di una lucida follia assolutamente deliziosa dal punto di vista teatrale, dall&#8217;altro perche` si e` portato nella tomba una quantita` di segreti totale. spero abbia lasciato delle memorie.</p>
<p><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/50/Cabibbo_angle.svg/500px-Cabibbo_angle.svg.png" alt="cabibbo angle" /></p>
<p>dall&#8217;altro pero` il mio paese deve vergognarsi, perche` con la morte di cossiga ha praticamente ignorato quella quasi contemporanea di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nicola_Cabibbo">Nicola Cabibbo</a>, uno dei massimi fisici italiani e premio nobel inesplicabilmente mancato (lo vinsero pochi anni fa i due fisici che misero i puntini sulle i al suo lavoro, ma non lui). <a href="http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/08/17/nicola-cabibbo-signore-della-fisica/">qui</a> e <a href="http://telescoper.wordpress.com/2010/08/16/nicola-cabibbo-1935-2010/">qui</a> un paio di memorie. </p>
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		<title>oh beh ci sto provando</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 13:20:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[qualcosa saltera` fuori da qui, qualcosa che ancora non posso concepire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>qualcosa saltera` fuori da qui, qualcosa che ancora non posso concepire.</p>
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		<title>aaaa</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 13:07:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[a ciccillo, agghiappa o&#8217; cappone]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a ciccillo, agghiappa o&#8217; cappone</p>
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